HAITI E LA NOSTRA COSCIENZA

Tragedia inenarrabile ad Haiti: migliaia e migliaia di persone senzatetto, morti e devastazione. Il terremoto che la settimana scorsa ha colpito l’isola caraibica ha portato morte e terrore tra gli abitanti di questa poverissima terra e ora si aggiungono anche i rischi di possibili epidemie dovute alla mancanza di cibo e acqua e la protesta e i saccheggi e le bande armate.
Oggi e’ arrivata a Port au Prince anche Hillary Clinton, Segretario di Stato americano che si e’ trovata di fronte una scenario raccapricciante.
Tutto il mondo non puo’ che essere partecipe di questa tragedia che e’ andata a colpire uno dei Paesi piu’ poveri della Terra, tutti i governi si sono giustamente attivati e con loro molti privati sensibilizzati dai mass media. Di fronte all’evidenza di tanto orrore nessuno puo’ sottrarsi, tutti vedono, tutti provano pieta’ e molti agiscono.
Quello che pero’ ci viene da pensare, e lo diciamo senza alcuna vena polemica e senza voler pontificare, ma solo perche’ e’ qualcosa che viene da dentro, e cioe’: ‘…. ma perche’ un Paese cosi’ povero, gia’ allo stremo e praticamente in agonia da anni, per arrivare alle prime pagine dei giornali e all’attenzione dell’opinione pubblica, ha dovuto subire anche questo tremendo ulteriore immane disastro?’
I poveri di Haiti morivano anche prima, la mortalita’ infantile era gia’ elevatissima, le condizioni di vita miserissime, ed era un popolo oppresso da sempre.
Povero, oppresso e morente!
Ma senza il terremoto non si sarebbe mosso nessuno! Nessuno se ne accorgeva e chi se ne accorgeva era impegnato in altre priorita’!
Con questo non e’ giusto non rendere merito a coloro che il problema lo conoscevano bene e che gia’ si adoperavano per cercare di attenuare le sofferenze di quella gente, anche se cio’ non faceva notizia.
Tuttavia nel leggere giorno per giorno i reportage sull’evoluzione della drammatica situazione ad Haiti ci prende un groppo alla gola, siamo assaliti da sensazioni contrastanti. Bello vedere tutti impegnati a vari livelli, ognuno per quello che puo’, per fare qualcosa, almeno ora, allo stesso tempo ci sentiamo sempre meno orgogliosi di appartenere a quest’umanita’ che ignora, anzi che spesso si costringe ad ignorare la sofferenza di coloro che non hanno avuto la fortuna di nascere in Paesi e in condizioni favorevoli.
Inevitabilmente ci vengono dubbi sulla legittimita’ dei diritti di avere privilegi immeritati e sulla eticita’ di ignorare chi questi privilegi non solo non li ha, ma manca dell’essenziale per vivere.
Forse sarebbe opportuno ridisegnare una scala di valori prescindendo dalle discriminanti (perche’ tali sono) rappresentate dalle religioni, dalle razze o dalle fedi politiche puntando invece sulla necessita’ di condividere i maniera equa questo nostro piccolo pianeta.

Chiacchiere simili


[...] paurose quelle di Haiti si parla almeno di 70.000 bambini rimasti orfani dopo il terremoto, tanti i profughi e gli sfollati [...]
e già , perchè gli occidentali organizzano da anni la caccia al Povero Bimbetto Haitiano Morto di Fame, e poi sapete i ricconi banchieri dalle grosse pance, con le ghette, l’accento yddish e il monocolo organizzano cene faraoniche cercando poi di buttare nel cesso più cibo inutilizzato possibile!
Ma, scusate, chi scrive questi trafiletti? La Maestrina dalla Penna Rossa?
Gli haitiani si scelgono i loro governanti, gli haitiani scelgono come amministrarsi, come condurre i loro affari: non c’è nessuna “multinazionale” da additare, io di Haiti ho solo il ricordo scolastico che fu una delle prime colonie a voler diventare “autonoma” facendo una strage dei possidenti francesi che facevano di quella metà dell’isola un piccolo paradiso, allora hanno voluto l’autonomia e che adesso se la godano!