Google, contro la censura cinese



Grande decisione di Google che in contrasto con la dirigenza cinese che chiedeva di mantenere la censura sui contenuti del motore di ricerca, in sostanza chiude i battenti in Cina e continua a operare reindirizzando gli utenti su un sito, sempre in cinese, ma di Honk Kong che consente risultati non filtrati.

La decisione epocale, che comportera’ un modesto sacrificio in termini economici per Google (e’ stimato che la Cina sia un mercato che copre circa l1% del fatturato complessivo di Google), e’ stata giudicata “sbagliata” dagli organi ufficiali cinesi che potrebbero in un prossimo futuro anche bloccare totalmente gli accessi in Cina. Infatti per ora Google ha mantenuto in Cina ancora qualche attivita’ commerciale e non si sa ancora che fine faranno i circa 600 dipendenti che il motore di ricerca ha nella capitale cinese.

In effetti pur non essendo dimostrata la responsabilita’ cinese negli attacchi informatici che a gennaio Google ha dovuto subire ma molti hanno ravvisato in essi un indiretto coinvolgimento del governo cinese che ha avuto come obiettivo, tra gli altri, anche alcuni dissidenti di Pechino le cui caselle di posta sono state violate.

Prudenti i commenti della Casa Bianca che si rammarica che non si riesca a trovare un accordo. Va pero’ detto che pochi giorni fa la Clinton aveva approvato l’atteggiamento di Google a favore della liberta’ di espressione.

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